Martirio moderno

Martirio moderno

19/12/2015 - (L'Opinione)

"Ci spingono a gruppi di 20 in una piccola stanza dove ci aspettano una decina di commissari che cominciano ad interrogarci. Siamo ora trenta persone.

Per farci sentire siamo costretti a rispondere urlando alle urla dei commissari. Siamo terrorizzati! Se sbagliamo a parlare, ci condanneremo con le nostre stesse parole. Tremiamo. Le nostre mani tremano, il nostro corpo trema. Dobbiamo mantenere altissima la nostra concentrazione. Abbiamo atteso per 12 ore in un corridoio, stipati insieme ad altri disperati. Non si va in bagno, non si mangia. Si aspetta e basta. I nostri destini nelle mani dei commissari. I commissari urlano. Ci provocano. Ci trattano da criminali proprio noi, che abbiamo passato una vita ad aiutare disperati, che abbiamo trascorso i nostri anni migliori alla ricerca del sorriso di chi ci stava davanti, che forse abbiamo accudito anche qualche loro conoscente. Tentiamo di difenderci, ma sembra che le regole sulle quali abbiamo basato le nostre attività siano state cambiate, stravolte. Tutto sembra contro di noi. Soffoco. Ho voglia di vomitare. Soccombo sotto le urla di un commissario che sembra ambire alla mia morte. Non ci posso credere. Non ci voglio credere. Non siamo nei sotterranei della Lubjanka (il quartier generale del KGB). Siamo a Palermo, in uno degli uffici della Regione Siciliana. Oggi è il 17 dicembre 2015 e fra tredici giorni si deve chiudere la rendicontazione dei fondi dell’Unione europea. I commissari sono mercenari assoldati dalla regione. Si, perché questa regione, malgrado la pletora di funzionari, dirigenti e papaveri vari, non è in grado di gestire la rendicontazione. E questi interpretano, a modo loro, con tutta la creatività possibile, perché le regole definite dalla regione aprono autostrade alla creatività appunto. E allora i nostri soldi già spesi vengono tagliati. Ci contestano fatti formali ridicoli. La sostanza non gl’interessa. Il bene fatto non gl’interessa. L’importante è finire il più presto possibile. A costo di tutto il sangue possibile e immaginabile, delle imprese che spariranno, dei lavoratori che si perderanno, del deserto che stanno creando. Questa è la Regione Sicilia che uccide e che causa solo dolore e polvere." (Dalla testimonianza di cooperatori sociali… martiri)

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